La Contesa tra Achille e Agamennone
Dopo aver finito di parlare l’indovino Calcante
Agamennone , figlio di Atreo , si alza,
e irato grida contro Calcante:
“ indovino di soli mali, non hai mai un buon augurio per me,
sempre malanni predici.
Non dici mai una buona parola e mai fai in modo che si realizzi.
E adesso annunci profetando
Che a causa mia il dio Apollo manda pestilenze,
perché io rifiuto di cedere al padre Criseide,
che io preferisco più della mia sposa Clitemnestra.
Sono pronto a restituirla a suo padre
Ma preparate subito un altro dono per me,
perché non voglio che il mio esercito perisca.
Non posso restare senza doni solo io,
tra tutti i principi di Argo.”
Interviene Achille piede rapido:
“avidissimo Agamennone,
come possono gli Achei darti un dono,
dopo che tutti i tesori sono stati già divisi?
Non è giusto che si rimettano di nuovo insieme
Per poi dividerli nuovamente.
Ma se tu ora cedi Criseide a suo padre,
noi dopo tre o quattro volte la riscatteremo
dopo aver abbattuto le possenti mura di Troia.”
Interviene nuovamente il potente Agamennone:
“o Achille, pari agli dei,
non nascondermi il tuo vero pensiero
e le tue vere intenzioni.
Mentre tu hai il tuo dono,
pretendi che io mi privi del mio?
Se gli Achei saranno capaci di rendermi il dono
Che io desidero, sono pronto a cedere Criseide.
Se invece ciò non faranno,
io stesso mi recherò alla tua tenda,
o a quella di un altro Acheo,
a prendere il dono,
e si infurierà chi raggiungerò.
Ma ora preparate una nave
E caricatevi sopra Criseide,
accompagnata da uno dei capi consiglieri,
per riportarla da suo padre.”
Riprende Achille:
“spudorato e avido di guadagno,
come puoi pretendere che gli achei ti obbediscano?
Io non sono venuto a combattere
Perché i troiani sono colpevoli verso di me,
ma per far gioire te.
Ma di questo tu non ti preoccupi,
anzi, minacci di venire a togliermi
il dono per il quale ho molto sudato.
Ma nonostante tu non sia ne pari, ne superiore a me
In guerra,
ricevo doni minori rispetto ai tuoi.
Io ora tornerò nella mia terra,
perché non posso restare qui,
offeso e umiliato,
a raccogliere doni e ricchezze per te.”
Risponde allora Agamennone:
“va via, se così il cuore ti dice,
non ti pregherò di restare con me,
perché altri mi renderanno onore,
anche il saggio Zeus .
ma tu sei il più odioso degli alunni di Zeus:
se tu sei così forte,
devi rendere grazie agli dei.
Torna a casa e regna sulla tua popolazione.
Non ti temo adirato, anzi:
restituirò Criseide a suo padre,
e Briseide guancia graziosa mi prendo,
andando io stesso alla tua tenda
a prendere il tuo dono,
così che tu sappia che io più forte di te sono.”
Detto questo, Achille fu incerto fra due decisioni:
o prendere la spada dal suo fodero
e così ammazzare Agamennone,
o invece calmare la sua ira.
E mentre Achille ripensava a queste decisioni,
togliendo la sua spada dal fodero,
venne dal cielo la dea Atena ,
inviata da Era , amando ugualmente
Achille e Agamennone.,
Atena prese dalla chioma Achille.
Egli si volse , la riconobbe
E così le parlò:
“sei venuta qui per vedere la violenza di Agamennone?
Egli presto perderà la vita
Per i suoi atti arroganti.”
E Atena rispose:
“io vengo per calmare la tua ira.
Da Era sono stata inviata,
che ama allo stesso modo sia te che Agamennone.
Non tirare fuori la spada,
poiché un giorno tre volte tanto splendidi doni
ti saranno offerti per la tua violenza.”
Ricambiò Achille piede rapido:
“anche chi è molto adirato in cuore
deve obbedire alla vostra parola,
poiché chi obbedisce
più ascoltato è dagli dei.”
Così Achille rimise la sua spada nel fodero
E non disobbedì alle parole di Atena.
Ella già verso l’Olimpo se ne era andata.
Allora di nuovo il Pelide Achille si rivolse ad Agamennone:
“ubriacone, occhi di cane, cuore di cervo,
tu non hai mai avuto il coraggio
di mettere la corazza e andare con l’ esercito in guerra,
perché tutto ciò ti sembra morte.
Infatti per te è molto più facile
Togliere i doni a chi davvero li merita
E a chi ha il coraggio di parlarti in faccia.
Giuro su questo scettro, segno del potere,
che un giorno tu dovrai rimpiangermi,
per non aver dato al più forte degli achei
il dono che meritava.”
Così disse Pelide, e sedette.
Dall’altra parte Agamennone era furioso.
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