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Odissea: Ulisse e Nausicaa

Ulisse e Nausicaa

Sporco com’ era di alghe e di salsedine,
sembrava selvaggio, così, gridando
e andando di qua e di la sulle rocce
le fanciulle si sparsero. Ma sola,
ferma, rimase la figlia di Alcinoo ,
perché la dea Atena le mise coraggio dentro
e tolse dal suo corpo ogni tremore.

Era di fronte a Ulisse,
e lui non sapeva se
toccare la vergine ai ginocchi (come si fa alle dee in segno di devozione)
oppure parlarle da lontano
e con parole dolci e lusinghiere
chiederle una veste e
farsi indicare la città più vicina.
E così questa gli parve la decisione migliore:
supplicarla da lontano
per non far si che elle si sdegnasse
del fatto che lui le avesse toccato le ginocchia.
E con accenti lusinghieri e dolci
Così parlava:
“ Ascoltami regina!
Ma devo chiamarti dea o nobil donna?
Se sei delle dee dell’ Olimpo
Per il tuo nobile aspetto ,la tua statura
E le tue forme aggraziate
In te vedo Diana, figlia del grande Giove.
Se invece sei una donna mortale
Sia tre volte beato tuo padre,
tre volte beata tua madre,
tre volte beati i tuoi fratelli:
ad essi si rallegri il cuore
tutte le volte che ti vedono danzare
e vedono le tue leggiadre forme
muoversi a ritmo di danza.
Ma ancora più beato sia
Colui che ti condurrà nella sua casa!
Nessuna creatura umana
Né uomo, né donna, mi apparve mai
Delle tue stesse sembianze.
E più continuo a riguardarti
Più mi incanto.
Simile a te per bellezza
Era un giovane tronco di palma
Che vidi ergersi sull’ altare di Apollo
Sull’ isola di Delo.
Il viaggio a Delo , seguito da un numeroso popolo,
fu per me la causa di grandi sventure.
E fissando quell’ arbusto
A lungo rimasi attonito
Perché non vidi mai
Un albero così bello nascere dalla terra.
Così anche guardando te
provo grande stupore ,
ma non oso sfiorarti le ginocchia.
Ieri scampai al cupo mare:
irosi flutti e orribili tempeste
mi avevano trascinato sull’ isola Ogigia ,
dove forse un dio mi mandò per soffrire;
non penso che i miei malanni abbiano fine,
perché gli dei ancora molti me ne recheranno.
Dunque, abbi pietà di me:
tu che sei le prima che contemplo dopo
tante sofferenze,
perché io non conosco nessun uomo di questa terra.
Guidami alla città
E dammi un cencio per coprirmi,
magari un panno che avevi portato
per avvolgere i tuoi lini.
E che tutti i tuoi desideri gli dei
Possano esaudire.
Ti auguro un unione basata
Sulla concordia e sulla pace.
Se per i tuoi nemici è tristezza,
per chi ti vuole bene è gioia,
e gioia ancora più grande per i due sposi.”
E rispose Nausica dalle bianche braccia:
“Ospite, tu non sembri affatto
stolto o malvagio.
Giove dispensa la fortuna
Sia tra i buoni che tra i malvagi,
come più gli piace.
A te da questa sorte
E ti conviene sopportarla.
Ma poiché sei giunto in questa terra,
tutto ciò che chiedi non ti sarà negato.
Io voglio mostrarti intanto la mia città,
e svelarti il nome dei suoi abitanti:
questa è la terra dei Feaci ,
e io sono la figlia del re Alcinoo.”
E detto così, si rivolse alle ancelle:
“State ferme, fuggite
perché un uomo vi appare?
Pensate che egli sia un nemico?
Non è un uomo da temere, costui!
E non esiste al mondo un uomo che possa
Portare guerra nella terra dei Feaci:
tento cari siamo noi agli dei!
Lontani da tutti,
in mezzo al mare viviamo,
dove nessun uomo arriva mai.
Ma colui che qui è giunto pè un misero.
Ci conviene onorarlo!
Anche un dono di poco conto è gradito per costui.
Ancelle, date bevande e cibi all’ ospite,
e lavatelo nel fiume,
in un luogo a rifugio dal vento.”

 

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