Appunti di letteratura italiana su Gabriele D'Annunzio

Gabriele D'Annunzio

Biografia

Secondo i principi dell’estetismo, bisognava fare della propria vita un’opera d’arte, e D’Annunzio fu sempre alla ricerca di questo obiettivo.
Nasce nel 1863 a Pescara da famiglia agiata, studia nelle scuola più aristocratiche del tempo e a 16 anni esordisce con un libretto di versi “Primo vere”; presto abbandona gli studi per vivere nella mondanità e nelle redazioni dei giornali.

D’Annunzio disprezza la mediocrità borghese e la morale corrente, creandosi la maschera dell’esteta, dell’individuo superiore, sensibile. Durante la crisi di questo modello, egli si ispira alla filosofia di Nietzsche, al mito del superuomo, mito di bellezza, energia eroica e attivistica.
Nella sua vita tentò anche l’avventura parlamentare, come deputato dell’estrema destra; presto però passo allo schieramento di sinistra.
A causa di creditori inferociti, fu costretto a rifugiarsi in Francia, dove si adattò al nuovo ambiente letterario, scrivendo anche opere teatrali in francese, pur senza interrompere i legami con la sua patria “ingrata”.
Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale si arruolò volontario, combattendo nei cieli, con la nuovissima arma, l’aereo.. nel dopoguerra si fece interprete dei rancori per la vittoria mutilata, capeggiando una marcia di volontari su Fiume, dove instaurò un dominio personale sfidando lo stato italiano.
Dopo essere stato cacciato con le armi, sperò di riproporsi come “duce” che riportasse ordine nel caos sociale del dopoguerra, ma il suo sogno svanì con l’entrata sulla scena politica di Benito Mussolini. Il fascismo lo esaltò come padre della patria, ma lo guardò anche con sospetto, confinandolo in una sontuosa villa di Gardone, dove egli trascorse ancora lunghi anni, ossessionato dalla decadenza fisica, pubblicando alcune opere di memoria e dove morì nel 1938.

L'Estetismo e la sua Crisi

L’esordio letterario di D’Annunzio avviene nello stesso periodo di Carducci e Verga.
Le prime due raccolte (Primo Vere e Canto Novo) si rifanno alle Odi Barbare di Carducci. D’Annunzio prende da Carducci la metrica barbara, la visione pagana del mondo, la comunione dell’uomo con una natura solare e vitale. Ma sono anche presenti immagini cupe e mortuarie e spunti sociali del verismo.
La raccolta di novelle Terra Vergine si rifà a Vita dei Campi di Verga. Anche D’Annunzio presenta personaggi e paesaggi della sua terra, l’Abruzzo, ma non ci sono riferimenti alla lotta per la vita e all’impersonalità di Verga.
L’Intermezzo di Rime, l’Isotteo e la Chimera fanno parte del periodo dell’estetismo di D’Annunzio. L’arte è il valore supremo e tutti gli altri valori sono subordinati ad essa. La poesia sembra nascere da altra letteratura, ci sono molti riferimenti ai poeti classici. Quello dell’esteta, che si isola dalla società borghese contemporanea, è una reazione alla situazione creatasi in Italia dopo l’unità che tendeva ad emarginare l’artista e ad escluderlo dai privilegi che aveva avuto in passato. D’Annunzio usa scandali, amori, duelli e lusso sfrenato per fare pubblicità alle proprie opere.
Ma l’esteta non ha la forza di opporsi realmente alla borghesia, è fragile e il suo isolamento lo porterà all’impotenza. Per questo entra in crisi la costruzione dell’estetismo.

Il Piacere

Il protagonista di Il Piacere è Andrea Sperelli, un giovane artista aristocratico dalla volontà debolissima. La sua crisi si rivela nel rapporto con la donna. Egli è diviso tra due immagini femminili: Elena Muti, la donna fatale, e Maria Ferres, la donna pura. Elena lo rifiuta, mentre Maria scopre le bugie di Andrea e lo abbandona.
D’Annunzio vuole costruire un romanzo psicologico in cui contano i processi interiori del personaggio.
Un ritratto: Andrea Sperelli. Nei primi due paragrafi ci troviamo davanti a un discorso interiore del personaggio, si tratta di un discorso indiretto libero. Poi interviene il narratore, con un discorso sul personaggio. Il narratore lo presenta al lettore dall’esterno, prende le distanze da lui, e pronuncia espliciti giudizi. Nei primi due libri del romanzo l’eroe sovrappone costantemente alla vita le sue costruzioni estetiche: ogni cosa richiama particolari di opere d’arte famose. Quando egli si rende conto che le sublimazioni estetizzanti nascondono i bisogni erotici della carne, l’immagine dell’esteta entra in crisi e D’Annunzio cerca di prendere le distanze da essa.

I Romanzi del Superuomo

Quello di D’Annunzio è un atteggiamento antiborghese e antidemocratico. Il superuomo è uno dei pochi esseri eccezionali che vogliono affermare se stessi senza le leggi comuni del bene e del male, aggressivo, energico, vitale, ingloba in se la figura dell’esteta.
Anche il mito del superuomo è un modo di reagire alle tendenze della società moderna che vogliono degradare l’intellettuale. È così che il superuomo diventa vate (colui che vuole incarnare i valori del tempo).
Mentre l’esteta era in netta contrapposizione rispetto alla realtà dominante, il superuomo con la sua carica antiborghese ambisce a rovesciare la sorte comune e a ritrovare un ruolo sociale.

Il Trionfo della Morte

Il protagonista è Giorgio Aurispa, uomo malato interiormente che va alla ricerca di un nuovo senso della vita.
Insieme alla donna amata, Ippolita Sanzio, si ritira in un villaggio abruzzese, riscoprendo le radici della sua stirpe e rimanendone disgustato e respinto. La soluzione viene trovata nel messaggio dionisiaco di Nietzsche, cioè un’immersione nella pienezza della vita. Ma la lussuria che sta consumando Ippolita e che gli impedisce di diventare un superuomo lo porta al suicidio.
Questo si avvicina al romanzo psicologico. Il protagonista, nella sua debolezza psicologica, rifiuta il mondo sociale e si chiude in se stesso, quindi la vicenda si svolge tutta nella sua mente. Inoltre il racconto è percorso da molte immagini simboliche.
Dopo la soppressione di questo personaggio oscuro, D’Annunzio è pronto per affrontare un nuovo cammino.

Le Vergini delle Rocce

Le Vergini delle Rocce doveva essere io primo romanzo del “ciclo del giglio”, che non fu mai completato. Il protagonista è Claudio Cantelmo, un eroe forte e sicuro che va senza esitazioni verso la sua meta. Egli vuole generare il superuomo, il futuro re di Roma che renderà l’Italia un impero. Anche in questo romanzo rimane l’attenzione sulla decadenza e la morte, viste però come uno stimolo all’affermazione della vita.
L’eroe cerca la donna con cui generare il superuomo nella famiglia del principe Montaga, famiglia nobile in decadenza. Cantelmo sceglie la sua compagna, Anatolia, che rifiuta l’eroe perché impegnata a badare alla sua famiglia; rimane così affascinato da Violante, la donna fatale. Il romanzo si chiude con la non riuscita del progetto dell’eroe.
Si alternano parti oratorie e parti basate sul simbolismo; il clima è decisamente mitico e favoloso, lontano da ogni riferimento realistico.
La voce che narra è quello del protagonista stesso; il linguaggio è aulico e prezioso, pieno di metafore e paragoni, sarcasmo, interrogazioni retoriche ed esclamazioni.
Cantelmo non è più solo un esteta, ma un uomo d’azione, che non si limita a rimpiangere sterilmente il passato, ma difende la bellezza e tenta di trasformare la realtà.

Fuoco

Fuoco doveva far parte del “ciclo del melograno”, mai completato. Stelio Effrena vuole realizzare una grande opera artistica. Foscarina Perdita (anche qui compare una donna che incarna l’attrazione di D’Annunzio per la morte e il disfacimento), grande attrice verso il declino, vuole ostacolare l’eroe. Infine Foscarina lo lascerà libero, ma anche qui non si assiste alla realizzazione del progetto dell’eroe.
Si alternano lunghe discussioni e meditazioni del protagonista riguardo il suo progetto.

Le Laudi

D’Annunzio non porta a termine i cicli di romanzi (della rosa, del giglio e del melograno). Per quanto riguarda la lirica, egli affida la summa della sua visione a sette libri di Laudi del Cielo del Mare della Terra e degli Eroi.
Vengono completati solo Maia, Elettra, Alcione.
Maia: lungo poema di oltre ottomila versi in cui adotta il verso libero e in cui sono presenti rime ricorrenti. Nel poema viene presentato un viaggio in Grecia realmente vissuto da D’Annunzio; il viaggio nell’Ellade è visto come l’immersione in un passato mitico, alla ricerca del vivere sublime, divino. Dopo questa iniziazione, il protagonista si immerge nella realtà moderna, e il passato diventa un modello per costruire il futuro. In quest’opera, però, il poeta non si contrappone più alla realtà borghese moderna, ma si propone come cantore dei suoi fasti.
Elettra: anche qui, al passato si contrappone un presente da riscattare. Medioevo e Rinascimento italiani sono l’equivalente dell’Ellade classica in Maia.
Alcione: al discorso politico subentra il tema lirico della fusione panica con la natura e un atteggiamento di evasione e contemplazione. Si notano la ricerca di una sottile musicalità e l’impiego del linguaggio analogico, che si fonda su un gioco continuo di immagini tra loro rispondentisi.

Il Periodo Notturno

Dopo aver abbandonato il romanzo, D’Annunzio si dedica alla prosa lirica, che comprende ricordi d’infanzia, sensazioni, confessioni, senza costruzioni complesse e artificiose, ma procedendo per libere associazioni.
Questo periodo iene definito “notturno” dal titolo della più significativa fra queste prose, il Notturno, composto in un periodo in cui lo scrittore era costretto all’immobilità a causa di una momentanea cecità. Per questo egli si concentra sulla propria interiorità, annotando impressioni, visioni, ricordi. Anche la redazione definitiva ha questo carattere di annotazione casuale.

La Pioggia nel Pineto

La poesia ha un’evidente struttura musicale. In tutta la composizione si propone il tema panico dell’identificazione del soggetto umano con la vita vegetale. La pioggia, con il suono diverso di ogni singola goccia, è come un’orchestra con i suoi singoli strumenti. Nella partitura musicale, al “pieno” dell’orchestra si unisce uno strumento solista, la voce delle cicale prima, e il canto roco delle rane dopo. Alla fine di ogni strofa non manca mai il motivo panico.
La metrica è estremamente libera, i versi sono molto brevi, e anche la rima ricorre molto liberamente, anche all’interno di un unico verso. Per quanto riguarda la modulazione fonica, si osserva la variazione tra i toni chiari delle A e i toni cupi delle O.
Le figure retoriche maggiormente usate sono: l’anafora, l’epifora e le paronomasie.
Infine si può notare una serie di mosse interlocutorie verso la destinataria del discorso (“taci”, “ascolta”), che suonano come l’invito a partecipare a un mistero iniziatico, il mistero della fusione panica con la natura vegetale.

Le Stirpi Canore

Il titolo significa “le radici del canto”, e vuole indicare le origini della poesia del poeta. Quella di D’Annunzio è una poesia che esprime la varietà del mondo. La parola è vista proprio come forza creatrice, strumento di potere per il superuomo, che grazie ad essa può creare il reale.
La struttura sintattica è molto semplice perchè fondata sull’enumerazione; il lessico è semplice e l’intreccio di rime e assonanze contribuisce a rendere il discorso fluido e lineare.

La Prosa Notturna

Il primo passo è fatto da impressioni pure, frammentarie, slegate.
Nel secondo passo si susseguono immagini surreali, allucinate. Lo stile è più nervoso, i periodi sono brevissimi, rapidi e incalzanti. Prevale lo stile nominale, cioè una serie di periodi in cui è assente il verbo.
La consueta ideologia del classicismo e dell’estetismo dannunziana viene comunque fuori. Ad esempio, il rumore metallico della pioggia viene paragonato al suono del crotalo di una baccante; la baccante rimanda a Dioniso, quindi all’eros e alla giovinezza.
Si susseguono una serie di interrogazioni retoriche, alternate ad imperativi ripetuti più volte.

 

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