Giovanni Pascoli
La Vita.
Nasce a San Mauro di Romagna nel 1855 da famiglia abbastanza agiata. La morte del padre, ucciso a fucilate, creò difficoltà economiche alla famiglia. Nel giro di pochi anni morirono la madre, la sorella maggiore e due fratelli.
Ricevette una rigorosa formazione classica e studiò all’università di Bologna alla facoltà di Lettere. Diventato insegnante, andò a vivere con le due sorelle per cercare di ricostruire quel “nido” famigliare che i lutti avevano sconvolto. Questa chiusura , questo attaccamento morboso alle sorelle e il ricordo ossessivo dei suoi morti dimostrano la fragilità psicologica del poeta.
Non vi sono esperienze amorose nella sua vita. Pascoli ha una visione ripugnante nei confronti del rapporto sessuale, lo percepisce solo come violenza e strazio. Il matrimonio di una delle due sorelle fu, ai suoi occhi, un vero e proprio tradimento che lo portarono vicino alla depressione.
Sostituì il suo maestro Carducci alla cattedra di letteratura italiana a Bologna.
Opere: Myricae, i Poemetti.
La Visione del Mondo.
La formazione di Pascoli fu essenzialmente positivistica, ma in lui si riflette quella crisi della scienza che caratterizza la cultura di fine secolo. La sua ansia nei confronti dell’ignoto e dell’inconoscibile non si concretizzano, però, in una fede religiosa positiva.
Gli oggetti materiali hanno una grande importanza nella poesia pascoliana: i particolari fisici e sensibili sono visti in modo soggettivo dal poeta e si caricano di valenze allusive e simboliche.
Tra le cose sono instaurati stretti legami. Anche tra oggetto e soggetto non c’e’ una vera e propria distinzione: le cose acquistano una fisionomia antropomorfizzata e si caricano di significati umani.
La Poetica.
Pascoli sostiene che il poeta coincide col fanciullo che sopravvive in fondo a ogni uomo, colui che vede le cose con ingenuità e meraviglia.
L’atteggiamento irrazionale e intuitivo consente di cogliere l’essenza segreta delle cose.
Il poeta appare, quindi, come un veggente, dotato di una vista più acuta rispetto agli altri uomini.
Per Pascoli, la poesia non si deve proporre obiettivi civili, morali, pedagogici, ma essendo pura , spontanea e disinteressata, può essere anche utile moralmente e socialmente. Infatti, il sentimento poetico respinge gli impulsi violenti degli uomini per lasciare spazio alla bontà, all’amore, alla fratellanza.
Anche le piccole cose hanno una dignità, per questo la poesia è anche nelle piccole cose. Il poeta, quindi, si propone come cantore delle realtà umili (mondo contadino, ad esempio) ma anche delle glorie nazionali e degli eroi classici.
Le Raccolte Poetiche
Myricae Il titolo latino è una citazione di Virgilio nelle Bucoliche, in cui il poeta afferma l’intenzione di innalzare il tono poetico perché “non a tutti piacciono gli arbusti e le umili tamerici”.
Pascoli, invece, sceglie questo titolo proprio come simbolo delle piccole cose che sono al centro della sua poesia.
Sono componimenti molto brevi; ogni particolare ha un senso misterioso e suggestivo. Compaiono un’insistenza sulle onomatopee, il valore simbolico dei suoni, l’uso di un linguaggio analogico.
Poemetti Sono componimenti più ampi di quelli di Myricae, che diventano spesso veri e propri racconti in versi.
Si delinea un vero e proprio “romanzo georgico”, perché è dominante il tema della vita di campagna. Il mondo rurale di Pascoli è idealizzato e idilliaco, non si sofferma sui bisogni, sulla miseria, sui conflitti sociali e sulla lotta per la vita, ma sugli aspetti quotidiani e umili.
Oltre a questo ciclo “georgico” ci sono anche numerosi poemetti che presentano temi più inquietanti e pieni di significati simbolici.
Le Soluzioni Formali
La struttura è paratattica (semplice) fatta di brevi frasi, a volte anche ellittiche, che mancano del soggetto o del verbo. La sintassi adottata traduce perfettamente la visione fanciullesca del mondo.
Pascoli mescola tra loro diversi codici linguistici: termini preziosi e aulici, antichi, termini dialettali, riferitisi alla realtà campestre, parole provenienti da lingue straniere. Quando si usa un linguaggio normale vuol dire che si ha un idea precisa e sicura dell’universo; un linguaggio vario significa che il rapporto tra l’io e il mondo non è tradizionale ma critico.
Grande importanza hanno gli aspetti fonici, cioè i suoi che compongono le parole, in prevalenza riproduzioni onomatopeiche di versi d’uccelli o suoni di campane.
La metrica è apparentemente tradizionale, ma personalizzata dal poeta con l’uso degli accenti, per sperimentare cadenze ritmiche inedite.
Il verso è interrotto da numerose pause, parentesi, punti di sospensione e dal frequente uso di enjambements.
Il linguaggio usato è prevalentemente analogico. Pascoli fa largo uso delle metafore, a volte difficilmente riconoscibili, e delle sinestesie, fondendo insieme diversi sensi.
I Puffini dell'Adriatico
La poesia si apre come una descrizione di un quadro di natura. In quest’atmosfera magica e incantata si inseriscono le voci degli uccelli, voci arcane che lanciano misteriosi messaggi dall’aldilà, e che ricorrono ossessivamente nella poesia di Pascoli. Pur essendo cariche di sensi simbolici, queste immagini non hanno un significato inquietante.
La seconda parte del sonetto, è costituita da un paragone tra i puffini e i marinai che chiacchierano da una barca all’altra per ingannare il tempo.
Viene fatto grande uso del materiale fonico; ad esempio nella prima strofa tornano insistentemente vocali aperte come la A.
X Agosto
Non è un quadro di natura. Prendendo spunto dalle proprie tragedie famigliari affronta i temi del male e del dolore, del rapporto con l’aldilà.
Ci sono molte allusioni a Cristo: gli spini tra cui cade la rondine ricordano la corona di Cristo; la rondine viene uccisa come Cristo, ma anche come il padre; il padre che morendo perdona i suoi assassini ricorda ancora Cristo.
Temporale
È caratterizzato da una serie di notazioni uditive e visive. La sensazione di apertura è fonica; il brontolio del tuono ha un valore onomatopeico e sembra alludere a qualcosa di minaccioso e inquietante.
Le notazioni visive che seguono sono poste tutte all’inizio o alla fine del verso, in evidenza. Anche i particolari visivi hanno valenza allusiva, avocano qualcosa di minaccioso e angoscioso.
Sullo sfondo nero spicca la figura bianca del casolare, associata all’immagine dell’ala di un gabbiano; questa analogia accosta in modo sorprendente due oggetti diversi tra loro.
Mentre il nero evoca oscure angosce, il bianco del casolare allude a una speranza; così anche il volo del gabbiano, nella tradizione poetica, è una metafora di liberazione dalle sofferenze della vita.
Il Gelsomino Notturno
Il componimento è dedicato alle nozze dell’amico Gabriele Briganti ed evoca in modo simbolico la prima notte di nozze in cui è stato concepito il piccolo Dante Gabriele Giovanni.
L’immagine del fiore che si apre alla sera e per tutta la notte esala il suo profumo inebriante e il colore rosso che si fonde con il profumo che ricorda le fragole, sono tutte allusioni al processo di fecondazione e invito all’amore.
Ma la figura dei petali del fiore che al mattino si chiudono dimostrando la concezione pascoliana del sesso come violenza.
Il punto di osservazione è esterno alla casa dove avviene il rapporto amoroso, e la distanza dell’osservatore dal soggetto viene indicata dalla ripetizione dell’avverbio “là”.
Il rito può essere ricostruito solo nell’immaginazione; il poeta è identificato con l’ape tardiva che è rimasta esclusa dall’alveare e rimane nella sua solitudine.
La tragedia famigliare subita dal poeta, lo tiene prigioniero nel nido da lui ricostruito. Legarsi a una donna sarebbe stato un tradimento nei confronti dei suoi morti.
Questo componimento è uno dei più grandi esempi del simbolismo di Pascoli.
Il Nazionalismo Pascoliano
Al tempo di Pascoli l’Italia, al contrario di Francia e Inghilterra, era ancora una nazione proletaria. In Italia non c’era lavoro, per questo gli italiani andavano in America e in Argentina, pur essendo sfruttati e disprezzati.
La conquista della Libia rappresenta un’opportunità di lavoro per gli italiani. È come se adesso il canale di Sicilia non esistesse, perché anche se l’Italia e la Libia sono divise dal mare, quello è pur sempre il mare dell’Italia.
Questa guerra viene giustificata con l’idea di riappropriarsi di ciò che era stato nostro, di quelle terre che i romani avevano reso ricche. Quel popolo però non era stato in grado di mantenere quella bellezza e quella ricchezza, per questo gli italiani hanno il compito di riportarla all’antico splendore.
Pascoli ha una visione interclassista di questa vittoria.
Pensare che la propria razza sia superiore a un’altra è razzismo, e questo è quello che succedeva in Italia nei confronti del popolo libico, ed è così che si sta preparando l’avvento del fascismo.
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