Appunti di letteratura italiana sull'Introduzione dei Promessi Sposi

Introduzione de I Promessi Sposi

Un manoscritto del Seicento

“La storia è un continuo ritorno al passato, che fa rivivere continuamente fatti ed epoche ormai sepolte nel tempo. Ma gli illustri storici che nella lotta contro il tempo raccolgono successi e gloria, sottraggono all’oblio le loro gesta più appariscenti e brillanti, serbando al ricordo con le loro opere stati potenti e illustri personaggi. L’immagine dell’ingegno, sottile come un ago, genera quella degli arazzi trapuntati di fili d’oro e di seta, e raffiguranti gesta gloriose.

Ma a causa del mio ingegno talmente debole da non potersi misurare con quello dei grandi personaggi, non posso trattare argomenti sublimi e importanti, né delle intricate trame della politica.
Ma avendo avuto notizia di fatti memorabili accaduti a gente povera che fa lavori manuali, e perciò di umile condizione sociale, posso tranquillamente parlarne. Questa storia si svolge in uno spazio limitato, la Lombardia, dove si succedono tragedie, scene malvagie, e dove si alternato imprese virtuose e maligne a imprese buone.
Considerato che questi nostri paesi sono governati da Filippo IV, re di Spagna, “il Sole che mai tramonta”, e sotto di lui “ la luna giammai calante”, il governatore di Milano , eroe di nobile stirpe, che temporaneamente rappresenta il re, “le stelle fisse”, gli illustri senatori, nominati a vita, e “gli erranti pianeti”, gli spettabili magistrati, tutta questa malvagità e crudeltà non si può che attribuirla al diavolo, dato che la malizia umana non può superare quella di Argo e Briarero.
Descrivo questi avvenimenti bruschi avvenuti nei tempi della mia giovinezza, adesso che la maggior parte della gente che ne faceva parte sono spariti da questo mondo e hanno pagato la loro pena. Non si citeranno i nomi, i luoghi, ma solo in modo generico…”

La riflessione del narratore

- Ma dopo aver finito di trascrivere questa storia, ci sarà qualcuno in grado di leggerla tutta?- Questo dubbio mi venne mentre decifravo questo scarabocchio, e quindi mi decisi a sospendere la copia. Non è bello che quella marea di figure retoriche e strambe analogie continui per tutta l’opera. Il bravo uomo del seicento ha voluto mostrarci la sua abilità letteraria, ma com’è grossolano e scorretto!
Locuzioni dialettali lombarde in gran quantità, frasi dialettali messe a sproposito, periodi sgangherati… e poi qualche eleganza, come quella spagnola, seminata qua e là. Per suscitare meraviglia c’è bisogno di qualche figura retorica, ma discreta e leggibile. Meno male che questo pensiero mi è venuto all’inizio di questo lavoro, così me ne lavo le mani.
Però nel momento di chiudere questo scarabocchio mi sembra brutto tenere questa storia sconosciuta, anche perché a me è parsa molto bella. – Perché non si potrebbe prendere la serie dei fatti e trascriverli in un’altra lingua più comprensibile?- Ed ecco, così l’origine del presente libro.
Ma alcune cose meravigliose dette da questo sconosciuto ci erano sembrate così nuove e così belle che abbiamo deciso di chiedere a qualche testimoni. Ma dopo una ricerca si è arrivati a capire che le cose in Lombardia erano ben più gravi di quelle raccontate dall’anonimo.
Ma dopo la decisione di abbandonare questa lingua, quale usare?
Ma per un bravo scrittore non è bello che giudichi lo stile di un altro.

 

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