La Seconda Guerra Punica
A Cartagine bastarono circa venti anni per riprendersi dalla sconfitta della prima guerra punica. La classe dirigente della città si era divisa in due: una parte che voleva lo sfruttamento delle risorse dellentroterra, e unaltra parte che voleva riprendere la via dellespansione. Alla fine la seconda riuscì a prevalere.
Così, questa fazione, capeggiata da Amilcare Barca, andò a conquistare la penisola iberica. A questo punto Roma, per tutelarsi, fece firmare un trattato ai Cartaginesi, per impedirgli di attraversare il fiume Ebro, in Spagna.
Amilcare mirò solo a rinforzare il dominio, ma i problemi cominciarono a venire quando andò al potere il figlio di Amilcare, Annibale.
Egli, infatti, assediò la città di Sagunto, alleata di Roma, che quindi dovette intervenire per liberare la sua alleata. Era chiaro che lintento di Annibale era quella di provocare una nuova guerra.
Così Annibale scese fino in Italia con 20 000 fanti e 6 000 cavalieri arrivando fino a Roma. Egli non mirava a distruggere completamente Roma, ma solo a ridimensionarne la sua potenza militare e commerciale.
Le due battaglie principali furono quelle presso la Trebbia e il Ticino, dove Roma venne sconfitta e sembrava sul punto di cedere.
Ma Roma, sotto consiglio di Fabio Massimo, detto il Temporeggiatore, riuscì a indebolire Cartagine.
Infatti tutti i rinforzi e i rifornimenti destinati ad Annibale e che venivano mandati per via mare, venivano bloccati dalla flotta romana. Annibale quindi si trovò costretto a chiedere aiuto e rinforzi alle sue città alleate, che però ben presto si stancarono di questa situazione.
Lo scontro definitivo si ebbe a Zama, dove Roma conquistò nuovamente la vittoria.
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