Appunti di storia sulla Terza Guerra d'Indipendenza

La Terza Guerra d'Indipendenza

Il Parlamento italiano, in una delle sue prime sedute, proclama Roma futura capitale d’Italia, determinando una stato di allarme negli ambienti pontifici e in tutto il mondo cattolico. Si pensa, infatti, che sia indispensabile abolire il potere temporale del papa, ma non bisogna nemmeno dimenticare l’importanza delle stato pontificio in Europa: le classi dirigenti di molti Paesi europei si riconoscono nella religione della Chiesa Romana. Lo scontro con Pio IX diventa inevitabile, soprattutto con l’inizio delle soppressioni di numerosi enti religiosi.
Lo Stato Pontificio, così, comincia ad appoggiare attività che minacciano la solidità dello stato, come ad esempio il brigantaggio.

Il presidente del Consiglio Rattazzi, pensa che si possa risolvere la questione con un’impresa simile a quella dei Mille. Dopo il suo tacito consenso, quando i garibaldini sono già sbarcati in Calabria e stanno per cominciare la marcia verso nord, Rattazzi, in seguito alle pressioni dello stato francese, è costretto a inviare truppe contro i garibaldini. Lo scontro avviene nella zona dell’Aspromonte.
Rattazzi, così, è costretto a dare le dimissioni, lasciando il posto a Minghetti, il quale, in seguito a un accordo con Napoleone III, accetta di ritirare le truppe da Roma entro 2 anni, in cambio dell’impegno da parte del governo italiano, a rispettare l’integrità territoriale dello stato pontificio.
La clausola che intende spostare la capitale da Torino a una città più centrale, causa il malcontento dei torninesi, che si vedono sottratti i privilegi connessi alla capitale. Dopo questi eventi, il re invita Minghetti a dimettersi. Il nuovo Presidente, La Marmora, sposta definitivamente la capitale da Torino a Firenze.

Nel frattempo si presenta l’occasione per completare l’annessione del Veneto.
La Prussia, offre un accordo all’Italia, secondo il quale, nell’eventualità di una guerra tra Prussica e Austria, l’Italia interverrebbe a fianco dei Prussiani, ottenendo, in caso di vittoria, il Veneto.
Dopo opportune provocazioni da parte dei prussiani, e il conseguente scoppio della guerra, l’Italia viene sconfitta ripetutamente dagli austriaci, a Custoza e a Lissa; l’unica vittoria è ottenuta di nuovo da Garibaldi e dai suoi uomini a Bezzecca.
Nonostante le sconfitte, l’Italia entra in possesso del Veneto, consegnato, in segno di disprezzo, dagli austriaci a Napoleone III che a sua volta lo consegnerà all’Italia, sottolineando che il cedimento è stato fatto solo per la contemporanea larga vittoria dei prussiani.

Per la presa di Roma, ormai si attende solo il momento propizio, che si presenta quando scoppia il conflitto tra Francia e Prussia, e il regime di Napoleone III comincia a vacillare.
Dopo che le truppe francesi sono state richiamate in patria, i bersaglieri italiani entrano a Roma da una breccia aperta a cannonate nei pressi di Porta Pia. Pochi giorni dopo viene sancito l’annessione di Roma al Regno d’Italia e la fine del potere temporale dei papi. Nel 1871 Roma diventa capitale d’Italia.

 

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